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  • Andrea Sivilotti

Come realizzare le foto per l’album di famiglia.


INTRODUZIONE

Oggi voglio parlarvi di un tipo di fotografia che in un certo modo quasi tutti conoscono e praticano abitualmente, in parole povere: una fotografia comune.

Perché quindi parlarne in un post?

Bè se qualcuno dedica del tempo per seguire dei blog che parlano di fotografia significa che in fondo è intenzionato ad affinare un'arte di cui ha già una certa dimestichezza, oppure per altri c’è un interesse ad apprendere nozioni e consigli necessari per la realizzazione di immagini gradevoli e non banali; ecco perché ho deciso di parlarvi di questo genere di immagini.

Lo voglio chiamare:

"Reportage Familiare".

Tra di voi sicuramente c’è chi conosce già il significato della definizione: “Reportage”, un termine inglese che riassume il concetto di “racconto”, il modo per raccontare la storia di un momento, di un evento.

C’è chi lo fa per iscritto, chi con un filmato e chi come i fotografi attraverso le immagini.

Tutti noi abbiamo a casa degli album fotografici, dove i nostri genitori, nonni, amici come improvvisati reporter hanno raccontato i momenti più significativi del nostro passato, oppure, fra quelli più recenti siamo stati noi stessi che abbiamo raccontato per immagini, ad esempio i nostri viaggi delle vacanze.

Ecco, questo genere di fotografia possiamo chiamala per l’appunto "Reportage Familiare".

24 Giugno 1970 - Festeggiamenti con parenti e vicini.

Ho scelto di proposito questa vecchia foto, scannerizzata fra le tante incollate ai miei vecchi album di famiglia.

È una foto del 1970 e ovviamente non sono io l’autore visto che sono quel fagotto al centro in braccio, a una nostra vicina di casa.

Mia madre, che poi mi ha trasmesso la passione, scattava fotografie ad ogni occasione, e oggi nel mostrarvene alcune tra le tante, oltre ad emozionarmi nel rivedere persone che da tanto tempo hanno lasciato questo mondo, mi soffermo ad analizzare una realtà sociale che non c’è più.

Osservo i vestiti, gli atteggiamenti delle varie figure come il capostipite della famiglia, mio nonno, osservo la lastra della porta tenuta assieme dallo scotch, e osservo la foto ricordo di papa Giovanni, il papa buono, reliquia che ancora oggi ho appeso in cucina.

È un’immagine che racconta, un’immagine da reportage.

COSA SIGNIFICA IN PRATICA REPORTAGE FAMILIARE?

Di quali tipologie di fotografie parliamo? Proviamo ad indicare alcune casistiche:

  • le feste di compleanno; dei vostri figli, nipoti o dei nonni e amici;

  • le cerimonie religiose, come le feste per i Battesimi, Comunioni;

  • gli anniversari di matrimonio e il matrimonio in sé, di cui però non tratterò nello specifico, in quanto argomento complesso e a mio avviso da lasciare a dei professionisti del settore;

  • gli eventi importanti, come il primo giorno di scuola di un bimbo, o la discussione di una tesi di laurea, piuttosto che l'immagine del vostro figliolo con il trofeo vinto ad una gara di pesca, ecc.

  • le vacanze al mare o in montagna;

  • un viaggio o una escursione;

  • un picnic con gli amici o una mascherata;

  • o semplicemente la documentazione quasi quotidiana del crescere di un figlio o nipote o perché no, di un vostro caro animale domestico.

1974 circa - La mia prima bicicletta (acquistata usata)

Come vedete di occasioni c'è ne sono moltissime, tutte già viste e riviste in migliaia di immagini scattate dai voi o dai vostri amici e parenti ed incollate su vecchi album, oppure proiettate in noiose serate invernali, o come accade ai giorni nostri ammucchiate caoticamente nelle cartelle dei social network, come Facebook o flickr.

Prima l'ho solamente accennato, ma quante volte ci siamo annoiati mortalmente, costretti da amici o parenti a guardare montagne di immagini confuse, sfocate, con gambe e braccia mozzate, con mille soggetti inquadrati e profondità di campo tanto ampia da non capire quale sia il protagonista, oppure immagini uguali a decine d'altre in un ripetersi infinto?

Quando non c'era la fotografia digitale, messi davanti a un album non avevamo via di scampo, dovevamo sfogliarlo fino in fondo, regalando qua e la dei commenti stupidi pur di non tradire il nostro disinteresse. Oggi con gli album sul web ci viene più semplice schivare un malloppone di pessime immagini, un occhio veloce ai provini e un bel click su "mi piace" e il gioco è fatto.

Passata mezz'ora non ricordiamo neppure di cosa trattava quella raccolta.

Ma fin qui abbiamo parlato di un modo di far fotografia da dimenticare, ora invece impostiamo un corretto metodo per realizzare immagini piacevoli e magari anche un po' artistiche. Ma come?

Ho parlato di metodo proprio perché qualsiasi fotografia ci apprestiamo a scattare non può essere solo il frutto di un centinaio di semplici e casuali click, nella speranza che almeno qualcuno abbia prodotto qualche cosa di interessante.

Avere un metodo è fondamentale, e per tanto analizziamo le tre fasi cruciali di un buon scatto:

L’attimo prima dello scatto ci dobbiamo preparare a dovere, tecnicamente e mentalmente.

Durante lo scatto dobbiamo essere accorti, fare attenzione anche ai più piccoli particolari della scena inquadrata.

Appena dopo lo scatto dovremo operare un buon lavoro di selezione delle immagini migliori, scartando tutto quando possa risultare superfluo se non addirittura dannoso per l'osservatore, e quando dico dannoso mi riferisco proprio alla noia di cui ho parlato poc'anzi.

PREPARARE LO SCATTO

Per qualsiasi occasione verrete chiamati a immortalare con delle fotografie un evento, un momento, o semplicemente sentirete il bisogno di congelare un istante di vita con uno scatto, dovrete pianificare il vostro lavoro.

Per farlo basta solo rispondere ad alcune semplici domande e tradurre le stesse in momenti da fermare con uno scatto, vediamo un po':

  1. Qual'è il “Soggetto” che dobbiamo o vogliamo fotografare?

  2. Cos'è che lo rende così interessante da ritenerlo il “Protagonista” del nostro racconto?

  3. Farà parte di un racconto più articolato oppure è una storia fine a se stessa?

  4. Ci sono/saranno dei co-protagonisti o dei personaggi che comunque meritano un posto di riguardo nella nostra storia?

  5. A lavoro eseguito, sfogliando le pagine del nostro album cos'è che vorremmo ritrovare? Quale il “Messaggio”?

  6. A chi è destinata la visione delle foto? Sarà un album ad uso privato o vogliamo che sia visibile da molti, magari pubblicandolo sulle pagine del web?

Queste sono solo alcune delle domande che ci dobbiamo porre prima di cominciare con i nostri scatti, proprio per evitare di trovarci impreparati e come purtroppo troppo spesso accade produrre una moltitudine di immagini senza un senso logico.

Molti fotografi neofiti si mascherano dietro alla frase:

“bè a me piacciono le foto rubate, quelle prese al volo, all'insaputa del soggetto, per questo non amo pianificare i miei scatti".

Le foto "rubate" hanno sicuramente un loro fascino, ma questo non vuole assolutamente dire che non siano precedentemente pensate e programmate.

Non è immaginabile costruire una storia mettendo assieme solo foto di scatti casuali.

Anche un altro genere fotografico: la "street photography", punta molto sulle immagini colte al volo, cogliendo l'attimo più accattivante di una scena, ma si inserisce in un contesto più generale, in un racconto fatto per immagini.

Grandi fotografi del passato come Ansel Adams e Cartier Bresson ritenevano fondamentale imparare a

pre-visualizzare

ovvero a prevedere un attimo prima dello scatto, il quadro d'immagine che andrà a configurarsi nel momento in cui pigeremo il tasto, ed a immaginare già in anticipo quale sarà il risultato finale, sia in termini di composizione che di esposizione.

Un'impresa! direte voi… però è questa la meta a cui dovete tendere come fotografi.

Vedrete che con il tempo, la pratica e soprattutto la dedizione, aggiunta ad un buon senso di autocritica, vi porteranno ad operare meccanicamente in tal senso.

Faccio un esempio di cosa voglia dire programmare una sessione fotografica.

Siamo in estate, ed una famigliola di vostri amici che vive da tanti anni all'estero rientra per le vacanze. Assieme decidete di organizzare una grigliata in riva ad un fiume.

Bene, il protagonista in questo caso sono i vostri amici, figli compresi.

Il momento degno della vostra nota fotografica è proprio l'incontro di queste due famiglie, caso eccezionale data la situazione.

Astrahkan 2006 - Una scampagnata con i miei parenti russi.

Le foto che andrete a scattare successivamente faranno bella mostra tra i vostri album, ma è vero anche, che una copia di quelle immagini la donerete come ricordo ai vostri amici, magari stampandole sotto forma di libro fotografico (che oggigiorno va tanto di moda considerati i prezzi più che abbordabili).

Detto questo il co-protagonista siete voi è la vostra famiglia.

Come dicevo prima le foto faranno parte degli album di famiglia, per tanto riguardandole, negli anni, dovranno ricordarvi i momenti di allegria e convivialità passati assieme, ma soprattutto l'operazione fondamentale della fotografia è quella di documento storico, ovvero mostrarvi a distanza di tempo come eravate, com'erano i vostri figli.

Spesso in questo documentare non vi dovete scordare di fissare quelle persone dell'età avanzata, perché quelle immagini rinverdiranno il loro ricordo quando non saranno più tra voi.

Quindi andrete per lo più a scattare dei ritratti ambientati, ad immortalare delle scene simpatiche, mentre i bimbi giocano, i maschi preparano il fuoco gustando assieme un bicchiere di vino, i nonni badano ai più piccoli, o dopo il pranzo qualcuno si assopisce sul prato.

Astrahkan 2006 - Il cuoco supervisiona il Sashlik.

Andrete anche a scattare dei particolari, come ad esempio dei piatti preparati per l'occasione da qualcuno del gruppo, le mani della nonna che non rinuncia a sferruzzare, la carne che cuoce sul fuoco, o le macchine ricolme alla partenza.

Astrahkan 2006 - L'impiattamento.

Andrete a raccontare con delle immagini a più ambio raggio il panorama che vi ospita, il fiume dove vi siete bagnati i piedi in primo piano e sullo sfondo l’intera combriccola.

Non dovranno mancare delle foto di gruppo, magari utilizzando l'autoscatto, non per forza di cose in posa composta e seria. La sigla iniziale di un telefilm anni ’70 "la famiglia Bradford", mostrava proprio un tentativo simpatico di immortalare la costruzione di una piramide umana con i numerosi componenti la famiglia.

Ci possono stare tante foto riprese all'insaputa del soggetto, ma anche delle foto prese da dietro senza che il volto sia visibile.

L'importante è imparare a rendersi invisibili, cioè a non far pesare il fatto che voi state facendo delle fotografie. Le persone si devono abituare a vedervi con la fotocamera in mano.

Non serve sempre richiamare l'attenzione della persona che volete fotografare.

Abbiate pazienza ed attendete il momento buono, vedrete che prima o dopo guarderà verso di voi e riconoscente che non lo avete stressato, sicuramente poserà per voi con un sorriso più che naturale.

Per voi la macchina fotografica deve diventare quasi parte integrante del vostro braccio, a quel punto le persone non faranno nemmeno più caso a voi.

LA TECNICA

Il Punto di Vista.

Una delle regole fondamentali per una tradizionale e gradevole fotografia di ritratto, è quella di porsi con l’obbiettivo della nostra macchina fotografica all'altezza degli occhi del soggetto ritratto.

Mi spiego meglio, per fotografare un bambino ad esempio, il fotografo alle prime armi tende a scattare nella posizione a lui più comoda e congeniale, ovvero in piedi con la macchina portata a livello dei suoi occhi. Considerato che un adulto è ben più alto di un bimbo, e il più delle volte i bambini per farli stare fermi dobbiamo farli sedere, le immagini che otterremo avranno la caratteristica di essere state riprese tutte dall’alto, con l’inevitabile conseguenza di ottenere una distorsione della prospettiva.

La testa apparirà ingigantita e sproporzionata rispetto al corpicino minuscolo e schiacciato.

Impariamo quindi che il nostro corpo, ed in particolare le nostre leve con i movimenti che ci consentono, sono forse uno dei migliori accessori per realizzare immagini più interessanti.

Abbassatevi sulle gambe, inginocchiatevi e perché no, se serve distendetevi a terra e vedrete come cambieranno le vostre immagini.

Obiettivi

Quando s’inizia a fotografare il più delle volte si è portati a pensare che uno dei limiti per ottenere belle fotografie sia legato alla ”povera” attrezzatura che possediamo.

A questo punto apro una piccola parentesi a proposito dell’aggettivo poc'anzi usato: “povera”.

Rispetto a quale attrezzatura consideriamo la nostra “povera”, “insufficiente”, “inadeguata”?

Rispetto a quella di un fotografo professionista?

Il quale deve poter immortalare un qualsiasi soggetto, momento o evento, in qualsiasi condizione meteorologica e temporale?

Il quale si guadagna da vivere con i suoi scatti?

Non credo proprio.

Il vantaggio di essere degli “appassionati” di fotografia, non dei professionisti, è che possiamo scattare quando e come ci pare e piace, possiamo pure ripeterci se il risultato ottenuto alla prima uscita non ci ha soddisfatti, possiamo ritornare su una scena che c’è piaciuta, riportando con noi il nostro modello o modella, bimbo o adulto che sia, muniti di nuove idee più che di accessori.

Se entrate nel vortice dell’incompletezza del vostro corredo fotografico, ben presto sarete ostaggio di questa insicurezza, di questo alibi, che vi porterà a pensare che ci sarà sempre un nuovo obbiettivo, un flash più potente, un filtro particolare, un accessorio insignificante che manca nella vostra borsa per realizzare un’immagine ideale.

Ed intanto le foto le faranno gli altri, mentre i vostri bimbi crescono, le stagioni passano e le bellezze sfioriscono…

Se poi vi trovate nella condizione di dover effettuare il vostro primo acquisto, non fasciatevi la testa:

meglio Canon o Nikon? meglio Reflex o Mirroless?

Oggi giorno il livello qualitativo delle macchine in commercio è abbastanza omogeneo, l’unico consiglio che mi sento di darvi è di evitare l’acquisto di zoom troppo spinti; il più delle volte la grande escursione focale non si accompagna con una altrettanta qualità ottica e luminosità generale. Vi ritrovereste ad usare un super zoom molto limitato in condizioni di poca luce, per altro una condizione abbastanza comune per il tipo di fotografia di cui stiamo parlando.

I classici zoom 24-70, 18-55, 24-120 sono più che sufficienti.

I super grandangoli, e i super teleobiettivi sono praticamente un “di più” a cui potete tranquillamente fare a meno.

Personalmente vi posso dire che il 60-70% delle fotografie di cui vado maggiormente fiero, sono state realizzate con ottiche fisse: il Nikon AF 50mm e il Nikon AF 85mm, che ritengo favolosi, e qualitativamente validi, anche nella versione più economica ad f=1,8.

Nelle macchine fotografiche digitali più diffuse e dal prezzo ovviamente più contenuto, gli obbiettivi, a causa di un supporto dove viene registrata l’immagine leggermente più piccolo rispetto al formato delle vecchie pellicole 24x36, registrano immagini con un angolo di ripresa leggermente diverso, e quindi quando io faccio riferimento ai termini “normale”, “grandangolo” o “teleobiettivo” dovete far attenzione a regolarvi sull'apparecchio in vostro possesso.

Ora vi darò alcuni consigli, o meglio punti di partenza, su come utilizzare l’ottica o le ottiche in vostro possesso, facendo però riferimento ad un formato pieno 24x36, poi ognuno di voi farà le dovute operazioni di ricalcolo rispetto alla propria macchina.

“Obbiettivo Normale”

Un tempo per “normale” si faceva riferimento al 50mm, perché si diceva che avesse un angolo di visione simile a quella dell’occhio umano, affermazione non propriamente corretta, in quanto i nostri occhi riescono ad inquadrare un’area di gran lunga più vasta, anche se di fatto però riusciamo a mantenere più a fuoco un’area più ridotta che s’avvicina per l’appunto a quella del 50mm.

È un obbiettivo che va bene in tutte le occasioni, costa pochissimo, si trovano versioni molto luminose a prezzi stracciati anche di seconda mano, ed è presente in quasi tutte le escursioni dei “Zoom Standard”.

Ideale per ritratti ambientati o mezzi busti, per una descrizione paesaggistica a completamento di un racconto, non certo consigliato per primi piani stretti, in quanto finisce anche lui per distorcere l’immagine.

Dato che il più delle volte sono molto luminosi, si riesce a evitare il “mosso” anche con un tempo di 1/60 s, vanno quindi benissimo in situazioni dove c’è poca luce.

“Obbiettivo Grandangolare”

Possiamo considerare “grandangolari” gli obbiettivi che vanno dal 24 al 35mm, ci sono poi casi particolari che per le loro eccellenti qualità ottiche possono annoverare anche degli obbiettivi con maggior angolo di ripresa. Diciamo però che in genere, scendendo sotto il 20 mm andiamo a considerare tali ottiche come “Super Grandangolari”, che per il genere di foto di cui sto parlando non sono indispensabili.

I grandangolari classici sono obbiettivi fantastici perché vi consentono di entrare nella scena che state fotografando, allo stesso tempo però vanno usati con astuzia e discrezione perché vi fanno entrare con prepotenza nello spazio vitale dei soggetti fotografati.

Sono descrittivi al massimo vista l’importante profondità di campo che vi consentono, unita ai tempi di scatto ancor più lunghi del “normale”.

Potrete giocare per l’appunto con la profondità di campo estesa ed avere un soggetto in primo piano a fuoco assieme a tutto il paesaggio che gli fa da sfondo.

Possono anche diventare divertenti, con moderazione, nei ritratti ravvicinati andando a sfruttare la naturale deformazione che producono.

“Il Medio Tele e il Teleobbiettivo”

Si può considerare “Medio-Tele” un’ottica che vada dal 70 al 90mm, da 105 a 200mm sono “Teleobbiettivi” e oltre vengono definiti “Super-Tele”.

L’85/90mm è l’ottica da ritratto per eccellenza. Mantiene il giusto rapporto di sfocature e compressione dei piani, ti permette di riempire il fotogramma con il volto di una persona, senza doverti avvicinare troppo ed evitando distorsioni sgradevoli.

Riassumendo quindi, vedete che uno “Zoom Standard”, come il 28-70 o il 24-120 alla fine sono più che sufficienti per realizzare dei racconti per immagini, interessanti e variegati.

Il resto è un “di più” che potrete scegliervi con cura quando avrete affinato l’arte, e magari avrete trovato anche un indirizzo specifico di genere fotografico preferito.

Accessori.

Un paio di accessori sicuramente mi sento di consigliarvi: un flash e un cavalletto.

Il flash utilissimo non solo in interno o alla sera ma soprattutto di giorno, come luce di schiarita nelle parti in ombra. Se rivediamo il contesto della scampagnata di cui sopra, è molto probabile che vi ritroverete a fotografare in orario inumano per la fotografia, a cavallo tra mezzogiorno e il primo pomeriggio, quando il sole è così forte da bruciare ogni zona illuminata e rendere illeggibile ogni zona in ombra. Il flash vi aiuterà a schiarire le ombre dei visi, a illuminare zone nel sottobosco dove voi tutti vi sarete messi al riparo.

Il cavalletto invece per evitare il mosso in situazioni di luce non proprio ottimale e anche per farvi entrare nel racconto con un semplice autoscatto.

CONCLUSIONE

Vi ricordo ovviamente che i miei sono solo dei consigli, un semplice passaggio di informazioni e nozioni acquisite negli anni sulle regole base della fotografia, non sono certo ad imporre dei limiti alla vostra fantasia espressiva.

Ognuno di voi ha il diritto di poter trasgredire qualsiasi delle regole sin qui ascoltate, l’importante però è averle prima comprese ed imparate, successivamente messe in pratica correttamente, ed infine avete, a mio avviso, il dovere di confrontare il vostro lavoro con quello degli altri, con il lavoro di chi ha fotografato prima di voi e più di voi.

Troppe volte ho sentito dei “neofiti” asserire d’essere degli sperimentatori, d’essere all’avanguardia, che le loro immagini non rispettano volutamente i canoni storici della fotografia tradizionale e dell’arte in genere. Di fatto se si va più a fondo, ci si accorgerà che è solo pigrizia nel documentarsi, nello studiare, nel fare pratica che li rende arroganti e avvezzi a fuggire il confronto, questi “avanguardisti” preferiscono optare per una corsa al riempimento dell’ultimo Gb delle memorie dei loro computer.

La pigrizia li rende ignoranti e l’ignoranza li rende presuntuosi.

Buone immagini a tutti.​

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