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Punto di Vista n.4

Friday, January 16, 2015

La Luce

 

Se pensiamo già al significato della parola "Fotografia", ovvero: "scrivere con la luce", capiamo subito quanto sia importante e determinante per realizzare una bella immagine, conoscere e padroneggiare la luce che illumina i soggetti ritratti.

 

Qualsiasi sia il supporto su cui andiamo a scrivere la nostra fotografia: lastra fotografica, pellicola o sensore digitale, trattasi sempre e comunque di un supporto sensibile proprio alla luce.

 

Come ogni lettore di questi post immagino sappia, il controllo e quindi il dosaggio della luce si può operare attraverso tre elementi: il tempo di apertura dell'otturatore, l'ampiezza del diaframma e la sensibilità del supporto che andiamo ad impressionare.

 

Come per una corretta ricetta in cucina, anche per la fotografia il giusto dosaggio di questi tre elementi determina il risultato finale, e ad ogni variazione degli stessi ingredienti si ottengono risultati diversi.

 

Prima di entrare nel merito della scelta di una proporzione piuttosto che un'altra, provo ad elencare alcuni tipi di illuminazione e quindi di luce che possiamo incontrare nelle nostre inquadrature.

 

La luce diurna.

Ovvero la luce del sole per intenderci; una luce che di fatto non è mai uniforme e costante nei giorni e tantomeno durante l'arco di una sola giornata. 

 

In una giornata serena ad esempio, al mattino la luce è piuttosto fredda, mentre la sera al contrario, generalmente è calda. In entrambe i casi è una luce mai troppo forte, proprio perché è radente in quanto il sole in quelle ore o sta sorgendo o sta tramontando e per tanto è molto vicino all'orizzonte e quindi più debole.

La dominante calda o fredda che si ottiene in tali situazioni è sicuramente fra le più amate ed utilizzate dai fotografi per dare un suggestivo sfondo e illuminare dolcemente le proprie immagini.

Le luci in quelle ore sono soffuse, le ombre sono lunghe e morbide e i soggetti posano volentieri sentendosi rilassati e in armonia.

 

Al contrario al centro della giornata la luce si dice piatta, troppo forte per delle buone fotografie tradizionali.

Il sole durante quelle ore sta sopra la nostra testa, rendendo tutto piatto per l'appunto, senza profondità, costringendo i soggetti ritratti a sforzi incredibili e smorfie antiestetiche per mantenere gli occhi aperti; i contrasti tra le zone illuminate e quelle in ombra sono elevatissimi.

Solo fotografi scafati in cerca di effetti speciali, o immagini non comuni, possono permettersi di utilizzare questi momenti per realizzare immagini gradevoli.

 

Le giornate coperte, senza la presenza visibile del sole e senza il suo effetto diretto, possono sembrare non adatte per la fotografia in genere, ma anche questo è solo un errore di valutazione, in effetti, in alcuni casi si rivelano ottimali.

Per il ritratto o il reportage ad esempio, salvo che ci siano dei nuvoloni di pioggia o neve, che potrebbero influenzare con le loro dominanti di colore del risultato finale, le giornate senza sole evitano al fotografo di ricorrere a degli artifizi come i pannelli riflettenti o i lampeggiatori per recuperare le zone non illuminate o in ombra, compensando così gli elevati contrasti, la luce infatti in quelle giornate si diffonde in modo omogeneo senza creare delle ombre dure.

 

La luce notturna.

Sembra quasi un paradosso, benché alla notte si associ sempre l'idea del buio e dell'assenza di luce, di fatto non è così, in fondo finirebbe per ridursi ad un'analisi fin troppo semplicistica.

Il buio completo in natura e all'aperto non si trova mai.

 

Chi come me ha provato l'emozionante esperienza dello sviluppo e stampa in camera oscura, sa benissimo quanto sia difficile creare un locale completamente stagno, buio per l'appunto. Io per facilitare le operazioni sviluppavo la notte, coprendo completamente ed ermeticamente le finestre e le fessure delle porte, eppure dopo aver spento la lampadina per verificare il buon esito dell'oscuramento, a distanza di qualche minuto cominciavo ad intravedere qualche sottile fascio luminoso attraversare un'impercettibile fessura o una maglia troppo larga di una coperta usata per sigillare le finestre.

 

Sembra pazzesco, eppure è così, le notti non sono mai completamente buie.

La luna, le stelle, l'illuminazione pubblica, o quella proveniente da case o altri edifici, il riverbero di luci lontane che si diffondono e si propagano nel cielo, per tanto deboli siano sono sempre delle fonti di luce che possono influenzare le nostre immagini.

Spesso, proprio perché sono caratterizzate da una debolezza nella loro intensità, per motivi tecnici nelle riprese notturne, il fotografo prevede un'implementazione di luci con la terza categoria di cui vi parlerò: le luci artificiali. 

 

Luci artificiali.

Di fatto già durante la notte le ritroviamo un po' ovunque, inserite dall'uomo per aumentare la visibilità e consentire una più agevole vita sociale.

Come già sopra riportato le illuminazioni che fin dal tardo pomeriggio illuminano strade, case, uffici, negozi, stadi oltre a insegne luminose, i fanali dei mezzi di trasporto e non ultimi i vari illuminatori flash che vengono usati a mano libera o in studio, tutti questi fanno parte della categoria: ”luci artificiali”.

Ognuna di esse ricrea un'ambientazione artificiale, non naturale, diversa ognuna dalle altre, e sopratutto sono diversi i risultati che otteniamo nelle fotografie che andiamo a scattare.

 

Per tutti i tipi di luce finora citati, vale il principio che per utilizzare al meglio ogni tipo di luce e, se possibile gestire al meglio anche una coesistenza di luci diverse, bisogna studiarle a fondo e sperimentare molto. Infatti, il risultato che otteniamo dai nostri scatti spesso non soddisfa le nostre aspettative proprio perché le macchine fotografiche, sia attuali che datate, manifestano nella ripresa di situazioni con luce mista e nella successiva riproduzione, il loro grande limite.

L'occhio umano al contrario, attraverso l'elaborazione dell'inarrivabile software contenuto nel nostro cervello, anche se messo di fronte ad un'area illuminata da tipologie di luce differente, che tecnicamente si definiscono: luci a temperatura di colore diversa, riesce comunque a renderci un'immagine chiara, nitida e omogeneamente illuminata.

Situazione praticamente irriproducibile fotograficamente, salvo interventi di manipolazione successivi alla ripresa.

 

Oltre a questa breve elencazione delle tipologie diverse di luce che possono illuminare il nostro soggetto, è importante anche parlare della provenienza dell'illuminazione. 

Spesso, ma non sempre purtroppo, il fotografo può decidere da che parte dovrà provenire la luce che illuminerà il soggetto o l'ambiente che desidera fotografare.

 

La luce può provenire da dietro il soggetto, oppure può provenire dalle spalle del fotografo e quindi può colpire frontalmente il soggetto, può colpirlo di lato, può arrivare filtrata dal fogliame di un albero o dalle persiane di un balcone (spesso definita: luce a macchie, difficile da gestire), oppure filtrata e diffusa da un lenzuolo teso sopra il soggetto, questo solo per citare alcuni esempi. 

 

Della luce proveniente dall'alto ne abbiamo già parlato facendo riferimento alla luce del sole nelle ore centrali della giornata, mentre per la luce dal basso è un caso abbastanza raro da trovare in natura, il più delle volte viene ricreato con luci artificiali per effetti particolari.

 

Credo che un po' tutti da bambini siano stati costretti a posare per delle fotografie ricordo, magari al mare con un bel sole d'agosto che ci sbatteva in fronte, mentre la mamma o il babbo ci pregavano ti tenere gli occhi ben aperti.

Provate a rivedere quelle immagini e noterete le smorfie dei volti, gli immancabili occhi strizzati e chiusi, se non addirittura la mano davanti a proteggerli dal sole troppo forte e fastidioso, se poi l'ora della ripresa si allontanava un po' dall'ora di punta, osservate e troverete a terra qua e là pure le ombre di chi ha scattato quel ricordo. 

Mi sento quindi di dirvi che le foto nelle ore centrali della giornata con un sole che picchia sulla testa o sbatte in fronte al soggetto non si fanno, sono orrende e fanno soffrire le eventuali persone ritratte. 

Se poi è un paesaggio che stiamo fotografando, le foto risulteranno piatte e senza prospettiva.

 

Quando la luce proviene da dietro il soggetto, e il fotografo si trova quasi di fronte alla fonte luminosa, le cose cambiano profondamente; se non saprà gestire bene la situazione sarà un supplizio per lui e l'immagine finale ne risentirà. Ma se il fotografo sarà abile le immagini prodotte saranno di vero impatto.

Le strade per un buon risultato sono diverse, tutto dipende da dove misurerà l'esposizione e come gestirà le aree non illuminate. 

 

Primo caso: "luce da dietro il soggetto, con misurazione della luce fatta per lo sfondo non per il soggetto; quest'ultimo risulterà una sagoma nera e illeggibile nei dettagli, data l'enorme differenza tra zone in ombra e zone illuminate; questa situazione è chiamata anche ”siluette”. 

 

Secondo caso: stessa situazione del precedente solo che andremo a misurare l'esposizione sul soggetto, ottenendo così un soggetto esposto a dovere e quindi leggibile ma con uno sfondo slavato, praticamente illeggibile. Anche per questa immagine l'effetto sarà interessante, la cornice di luce intensa che circonderà il soggetto ne renderà i bordi indefiniti, lo renderà di forte impatto e l'occhio dell'osservatore sarà quindi condotto a soffermarsi solo sulla zona definita e leggibile scelta dal fotografo, in quanto si perderanno tutti i dettagli dello sfondo, cosa molto utile quando lo stesso è troppo carico di informazioni che potrebbero distogliere l'interesse dell'osservatore.

 

Il terzo caso, dove il fotografo interviene aggiungendo o un pannello riflettente (bianco, argento, oro a seconda del tono che vorrà ottenere), o attraverso un lampeggiatore flash, misurando l'esposizione sullo sfondo dando così la possibilità alla fotocamera di registrare un'immagine che mantenga correttamente definito e leggibile sia lo sfondo che il soggetto in ombra. 

È sicuramente uno dei migliori sistemi per ottenere immagini gradevoli senza sottoporre a stress i soggetti ritratti.

Chiaramente quest'ultimo intervento è fattibile fintanto che il soggetto ritratto è di modeste dimensioni e si trova a breve distanza, adottare una tecnica del genere è praticamente impensabile per una fotografia di paesaggio o nella caccia fotografica ad esempio.

 

La luce laterale. È forse la luce più semplice da gestire e quella che rende le immagini di paesaggio più evocative e sopratutto, è quella più facile da trovare in natura, sempre che il fotografo sappia scegliere bene le ore migliori della giornata.

Da profondità alle immagini registrate, se gestita con le giuste angolazioni (a 90 gradi dalla fonte luminosa), da la possibilità di massimizzare la polarizzazione della luce, ottenendo colori più vivi ed intensi e riducendo l'effetto foschia che spesso ritroviamo in natura.

 

La luce a macchie. Come ho anticipato è una delle luci più difficili da utilizzare e sfruttare, anche se i risultati di un buon impiego possono consentire la realizzazione di immagini favolose.

Un fascio di luce che irrompe su un celo carico di nuvole grigie e illumina una parte interessante di un paesaggio, una serie di raggi di luce che attraversano la folta vegetazione di un bosco, o ancora le fasce di luce che attraversano delle persiane socchiuse, sono tutte situazioni di luce a macchie.

La misurazione dell'esposizione deve essere accurata e fatta sulle zone che verranno colpite dalle macchie di luce. 

L'importante, ed è questa la parte difficile, l'errore che molti spesso commettono, è che deve essere il protagonista della nostra fotografia a risultare correttamente e completamente illuminato.

Se stiamo fotografando un volto in primissimo piano ad esempio, dovremo far attenzione ad illuminare bene ciò che riteniamo importante di quel volto, un volto maculato da macchie di luce e ombre non risulterà certamente gradevole.

 

La luce filtrata. L'ultimo caso che ho citato, la filtratura di una luce troppo forte con un lenzuolo o un sottile tessuto, aiuta moltissimo ad ottenere una illuminazione omogenea e diffusa necessaria per alcuni tipi di fotografia, ad esempio la macrofotografia o semplicemente un ritratto.

 

Come avrete ben capito conoscere la luce e la gestione della stessa, non è un'impresa da poco, è un argomento che ogni aspirante fotografo dovrebbe affrontare con dedizione allo studio e alla pratica.

 

Il mio consiglio è più o meno sempre lo stesso: osservare, osservare e osservare; che non vuol dire guardare svogliatamente centinaia e centinaia di foto su giornali o web, bensì soffermarsi su ognuna di esse e dedicare un'attimo di tempo all'analisi dell'immagine, osservando attentamente da dove viene la luce, imparare ad individuare il periodo della giornata in cui è stata scattata un'immagine all'aperto, o capire il sistema di luci adottato in uno studio, osservando altresì il risultato sul soggetto ritratto, la risposta in termini di registrazione fotografica dei dettagli nelle zone illuminate e per quelle in ombra.

 

È un esercizio indispensabile per abituare la nostra mente ad un ragionamento ed alle conseguenti reazioni, che nel tempo diventeranno meccaniche e immediate, permettendoci così di non perdere attimi preziosi in fase di ripresa.

 

 

Concludo come sempre con un: buone foto a tutti.

Andrea.

 

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