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Che cosa ti aspetti dalla vita?

Saturday, October 29, 2016

Alla domanda:

- Che cosa ti aspetti dalla vita?

In genere mi rispondono:

- In che senso?

 

Già il fatto che si risponda ad un quesito con un’ulteriore quesito la dice lunga sulla capacità di focalizzare i propri desideri e le proprie aspettative, poi davvero c’è più di un modo per interpretare una simile domanda?

La vita che ognuno di noi ha a disposizione è una, non diverse, e benché le aspettative possano cambiare nel corso del tempo e dell’evoluzione di una persona, comunque devono pur esserci.

Non si può vivere tutta una vita improvvisando o seguendo l’onda di un momento, ci deve per essere un filo conduttore che ci sprona ad alzarci ogni mattina, ad andare al lavoro, a cercare di costruire relazioni, una famiglia.

 

Insisto e tento di spiegarmi meglio, il risultato però rimane pur sempre indefinito e indefinibile, legato più ad aspetti materiali che a concetti esistenziali.

- Cerco un’affermazione professionale, voglio un lavoro che mi consenta di guadagnare abbastanza per togliermi ogni sfizio, voglio potermi vestire nei migliori atelier, acquistare l’auto dei miei sogni, incontrare un partner affascinante e passare le vacanze in posti da favola.

 

A queste affermazioni provo a far seguire una proiezione di quella che potrebbe essere una vita vissuta in tal senso, e le domande mi sorgono spontanee.

Una volta raggiunta una posizione lavorativa di successo, riempito gli armadi dei migliori abiti che la sartoria modaiola possa produrre, riempito i garage delle più belle e potenti auto e moto in vendita sul mercato, aver passato le vacanze di una vita tra Saint Tropez e le Seychelles, aver frequentato i o le più affascinanti modelli/modelle in auge al momento, che cosa ti rimane?

Che cosa lascerai ai posteri di veramente tuo?

Per cosa è valso veramente la pena vivere la tua esistenza?

Di che cosa parlerai da vecchio ai tuoi figli, nipoti o pronipoti?

 

Ci sarà un momento in cui i tuoi figli o nipoti a scuola studieranno la storia, sempre che le istituzioni non apportino l’ultimo degradante assalto alla cultura eliminando del tutto le materie umanistiche dai programmi, studieranno quindi i personaggi che hanno lasciato un segno indelebile nelle generazioni successive.

Ed allora ti chiederanno di parlare della tua professione, e tu di cosa parlerai?
Delle interminabili ed improduttive ma di grande impatto d’immagine riunioni di lavoro, delle cene con i clienti più in vista nei ristoranti vip delle grandi città, delle facoltose conoscenze coltivate nell’arco della tua carriera?

Ma in concreto, cosa gli mostrerai a tuo figlio che possa comparare con ciò che hanno prodotto e lasciato all’umanità architetti come Frank Lloyd Wright, compositori come Wolfgang Amadeus Mozart, filosofi come Arthur Schopenhauer, ingegneri come Nikola Tesla, intellettuali come Pier Paolo Pasolini?

 

Sarà già una bella impresa per te non confondere alcuni dei sopra citati con personaggi del “jet set”, iniziando un improbabile monologo attingendo ad una povera conoscenza wikipediana, unica fonte a te conosciuta, sciorinando una tua ipotetica cultura musicale e scambiando il noto architetto con il tastierista dei Pink Floyd Richard Wright.

 

Ti chiederanno di parlare delle tue letture preferite, dei tuoi hobbies e tu farai loro il classico discorso da imprenditore impegnato, che tutto il tempo a disposizione lo hai sempre e solamente dedicato al lavoro, e non ti è mai rimasto del tempo da perdere con pratiche così banali, a tuo avviso, come la lettura o la pratica di un hobby.

 

Ti chiederanno:

- Ma come, non hai letto “il vecchio e il mare”? Non hai mai dedicato anche una sola giornata al progetto e alla realizzazione di una battuta di pesca in solitaria come fece il vecchio Santiago?

E tu cercando di scartabellare nel tuo scarno archivio di ricordi, racconterai delle poche domeniche passate con gli amici nel laghetto della pesca sportiva, tra una birra e l’altra, nel vano tentativo di catturare delle trote d’allevamento per la grigliata pomeridiana.

 

In un momento emotivamente importante della loro giovinezza ti chiederanno dei consigli su come esporre ad un amico o amica i sentimenti che li tormentano, o cosa scrivere di delicato e dolce in una lettera d’amore.

E tu cosa gli racconterai?

Delle iperattive ed alcoliche serate in discoteca, delle dirette e agghiaccianti proposte urlate ballando sui cubi?

Gli mostrerai qualche messaggio criptato da decine di “x”, “k” e “smile” dal tuo smartphone?
Mentre loro, per una passione trasmessa amorevolmente da qualche insegnante di letteratura, avendo letto poesie d’amore di Pessoa, Eluard o Neruda si troverà spiazzati e sconcertati.

 

Ogni persona la può pensare come vuole è vero, siamo uomini liberi si dice, ma si può davvero sprecare una vita nella dissolutezza del puro materialismo?

Sguazzando orgogliosi nell’ignoranza?

Lasciando ai posteri “il nulla”?

 

Io non lo credo. E voi?

 

Buona giornata.

Andrea

 

 

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