• Andrea Sivilotti

Ma chi ha vinto il Festival?


Poco importa chi abbia vinto il Festival di Sanremo, quello che mi rimane ancora una volta impresso nella mente è che durante lo scorso fine settimana ho assistito all’ennesimo esempio di “critica” dilettante e penosamente inadeguata.

Festival di Sanremo o meglio: festival della “canzone italiana”.

Ammetto che fin da ragazzino sono sempre stato attratto, incuriosito dall'evento Sanremo e dallo sciame di canzoni che poi ci avrebbero tormentato nei mesi a seguire. E così qualche serata me la son sempre guardata, perlomeno per ascoltare i pezzi proposti dai partecipanti a quella che risulta essere la gara canora popolare più conosciuta in Europa.

Non ce la faccio di certo a sorbirmi tutte le serate, con molti passaggi veramente patetici e noiosi, però le prime…

Mi diverto anche a leggere i commenti, gli articoli, le critiche del giorno dopo, e soprattutto riguardo a queste ultime, come sempre, proprio quelli che dovrebbero essere i “professionisti” del settore, da bravi italiani ci mostrano il peggio delle loro capacità professionali.

Il giorno dopo il Festival sono tutti musicisti esperti, tutti super competenti delle materie: “musica” e “testi”.

A dir la verità questo sarebbe il meno, infatti non è una novità che gli italiani quando ci sono i mondiali di calcio diventano tutti allenatori, quando c’è l’American’s Cup sono tutti dei Vespucci provetti, e così via, ma la cosa che più mi indispettisce è che le persone che di fatto dovrebbero essere considerate dei veri esperti del settore: i critici, ne escano con commenti che non hanno nulla a che fare con la musica o le parole di una canzone.

Buona parte degli articoli pubblicati sui giornali e sul web in questi ultimi giorni, relativamente alle serate sanremesi, hanno riguardato in larga parte: l’abbigliamento dei concorrenti e dei loro conduttori, la simpatia o meno nel porsi sul palco, e soprattutto il raffronto tra la storia artistica dei concorrenti precedentemente all’apparizione sanremese e l’ultima apparizione.

Ma che c’entra tutto questo con un concorso canoro?

Ma che c’entra come uno si è vestito o truccato, con la canzone che presenta?

Ma che influenza può avere sul valore artistico di una persona la simpatia?

Che Maradona e Ibrahimovic non siano dei simpaticoni è un dato di fatto, ma questo non può certo inficiare il giudizio sul loro grande livello professionale dimostrato sui campi da gioco. Anche il famoso Claudio Villa stava antipatico a tutti, io per primo lo detestavo, ma si può forse dire che nel suo genere non fosse un grande interprete canoro?

Ma soprattutto perché comparare il passato artistico di un concorrente con quanto sta presentando in questo determinato momento?

Che forse un artista una volta raggiunto il successo e la nomea non può continuare a sperimentare cambiando il suo stile? Se fosse così, giusto per fare un esempio, non avremmo mai conosciuto il grande Picasso cubista.

In molti criticano il livello artistico delle canzoni presentate, ma pochi di questi si rendono conto che è proprio il mercato musicale italiano, con le sue case discografiche, con i suoi “autori arrivati”, con i suoi “critici” storici, che determinano il risultato che ogni anno si presenta davanti ai nostri occhi ed ahimè dentro alle nostre orecchie.

Quest’anno ad esempio le canzoni erano quanto mai omologate, le musiche e il modo di cantare si assomigliavano, forse le parole di alcune erano più ricercate di altre, ma le melodie accidenti… Ho avuto l’impressione che tutti volessero ricalcare un motivo o uno stile già collaudato e di successo, che ne so, di un pezzo che ha vinto nelle edizioni precedenti.

Un lento parlato iniziale, per poi passare ad un crescendo successivo, con inserimenti di tentativi quasi “rappati”, ma ovviamente il rap è un’altra storia.

Hanno premiato “il diverso”, forse uno dei pochi pezzi non in linea, ma a che prezzo?

Non è certo una canzone di livello, e che se ne dica ha un testo molto infelice, una cozzaglia di concetti solo per attirare l’attenzione dei pseudo anticonformisti, un motivo “tormentone” insomma, che palesemente cerca solo di accaparrarsi le prime posizioni delle classifiche radiofoniche da spiaggia.

Ma si può a un concorso di musica canora, premiare un pezzo di basso profilo solo perché è “diverso” o simpatico?

Ma dove sta il giudizio sulle qualità vocali dell’interprete? Ma dove sta il giudizio sulle qualità e l’originalità delle musiche composte?

Ma dove sta il giudizio sulle qualità e l’originalità delle parole scelte?

Ma soprattutto quale apporto darà questa canzone alla storia della musica pop italiana? Rimarrà impressa negli annuari o cadrà nell'oblio come molte altre in passato?

Carlo Verdone alcuni anni fa ha sdogano il concetto: “famolo strano”; ecco non so se sia stato un caso, ma lui a mio avviso ha sintetizzato il modello italiano per antonomasia dell’approccio a qualsiasi situazione.

Non importa "come", basta che sia “strano”, diverso, basta che sia l’esatta contrapposizione di quello che c’era o che si faceva.

L’Italia è così, basta solo pensare all'evoluzione filosofico politica dell’italiano medio negli ultimi cento anni: dallo sconfinato amore per la monarchia son passati tutti (quasi tutti) ad amare Mussolini, scappato Mussolini oplà tutti democristiani (quasi tutti), poi fine anni ’60 tutti comunisti (ahimè non tutti), morto Berlinguer tutti socialisti (quasi tutti), caduto il Bettino Nazionale tutti Berlusconiani e Leghisti (quasi tutti), caduto Silvio e i secessionisti tutti Renziani (non proprio tutti) sino ad arrivare ai giorni nostri dove son diventati tutti grillini (quasi tutti).

Se dovessimo affrontare il problema sotto un profilo filosofico è evidente che è impensabile una incoerenza di pensiero così spudorata, ma qui non si parla di filosofia o ideologia bensì di abulia.

Per usare un altro parallelismo, l’italiano medio “va dove lo porta il gregge”.

In questi casi mi piace ricorrere ad un esempio banale, sarebbe come se in un freddo giorno di pioggia invernale, per un qualche ignoto motivo, la nuova auto di un italiano medio cominciasse a slittare sulla salita del garage. Una persona sensata e senza particolari cognizioni meccaniche cosa potrebbe fare?

  1. potrebbe chiamare i figli, il vicino la moglie per aiutarlo a spingerla fuori;

  2. potrebbe consultare il manuale d’uso e manutenzione della macchina, e magari scoprire che l’eccessiva pendenza della rampa e il ghiaccio formatosi non permette un’agevole salita;

  3. potrebbe portare l’auto dal primo meccanico che incontra sulla strada o fermarsi a chiedere un aiuto ad un benzinaio, i quali potrebbero indirizzarlo a montare delle gomme più idonee per esempio;

  4. nella peggiore delle ipotesi potrebbe lasciare l’auto a casa sino che non riesca a trovare qualcuno che lo aiuti o lo consigli onde risolvere il piccolo inconveniente.

L’italiano medio invece cosa fa?

Porta l’auto allo sfasciacarrozze e ne acquista una nuova.

Non gli interessa proprio quale sia l’origine del problema, quali soluzioni vagliare per risolverlo, cambia auto, punto.

La soluzione per lui è solo drastica, non ci deve essere continuità con il passato, deve essere una soluzione diversa, “strana” per forza di cose.

È proprio l’epoca del “lo famo strano”, in politica, in musica, nell’arte e nella fotografia; o produci qualche pensiero, opera, composizione “strana”, non rispettosa dei canoni e delle regole oppure non sei nessuno.

Non importa se l’autore ignora completamente l’esistenza di canoni artistici e regole di forma, basta che sia “strano”.

Non importa se Picasso prima di diventare esponente del “Cubismo” a quindici anni dipingeva sua zia Pepa in un’opera che ancor oggi viene considerata il più bel ritratto prodotto in Spagna, o che Gary Vinograd fotografo dalle inquadrature aggressive e in piena trasgressione dei canoni fotografici, si era formato studiando alla Columbia University sia pittura che fotografia, ed in seguito giornalismo e solo dopo anni di lavoro e pratica ha affinato un suo inconfondibile e innovativo stile trasgressivo.

Dal web Pablo Picasso (1896)

Per gli “artisti” italiani, per la “critica” italiana o sei “strano” oppure non sei nessuno.

Sembra quasi una contraddizione con quanto enunciato all'inizio di questo post, ma non è così, è proprio questa generale imposizione mas-mediatica che vuole tutti “strani” e per tanto tutti tristemente e “stranamente” uguali nel voler essere diversi a tutti i costi.

Buona giornata.

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