• Andrea Sivilotti

Pandemie, fobie e tanta ignoranza.


La guerra dei casi, così mi verrebbe da descrivere il bombardamento di cui siamo vittime in questo ultimo periodo su Facebook e sui Social in generale.

Post avvelenati contro i vaccini, riportando casistiche molto limitate di ripercussioni del vaccino sui pazienti, dall’altra fronda post altrettanto avvelenati contro chi non vuole le vaccinazioni e respinge ogni cura alternativa, con allegate altre immagini di limitatissime casistiche (per fortuna) dei postumi delle malattie “ipoteticamente” tutelate dai vaccini.

Ho inserito la parola “ipoteticamente” non per polemizzare ulteriormente, ma semplicemente perché è un dato di fatto che qualsiasi vaccinazione non porta con sé il 100% di garanzia di successo, in parole povere potrebbe anche non funzionare, ma stiamo parlando comunque di casistiche, sempre per fortuna, impercettibili.

Quello che non funziona a mio avviso è che sia il Ministro della salute pubblica ad imporre o meno una cura preventiva, allo stesso modo dico che non funziona il fatto che lo stesso Ministro possa vietare delle cure alternative o non farle semplicemente riconoscere dal Sistema Sanitario Nazionale, e questo evidentemente equivale a non renderle alla portata di tutti.

Il Ministero della salute in Italia investe troppo poco nella ricerca indipendente, e quindi svincolata dalle case farmaceutiche, e per tanto il più delle volte è costretto ad avvallare gli studi e le prove fatti dagli stessi produttori del farmaco o da istituti da loro finanziati.

Il controllato che controlla se stesso.

In una situazione normale e tutelativa per il cittadino, uno staff medico specializzato e munito di tutti i mezzi e apparecchiature del caso, alle dirette dipendenze del Ministero, dovrebbe prendere in considerazione, analizzare e sviscerare ogni dettaglio di qualsiasi cura possibile, ivi compreso quelle naturali tramandate dalla storia e dalle varie culture e tradizioni.

Ma tornando alla buona parte delle persone comuni, queste cercano semper la via più breve, non vogliono pensare troppo, non vogliono informarsi e documentarsi in modo serio e a dir il vero, il più delle volte, non hanno nessuna figura seria e competente a cui rivolgersi

Il medico di famiglia (di cui ho già parlato qui) non riesce più come un tempo a rassicurare i propri pazienti, a dargli le risposte adeguate, non fa altro che seguire la prassi: “per tale sintomo è previsto tale farmaco, punto.”

E così i pazienti abbandonati a se stessi e terrorizzati dalle continue campagne pandemiche presenti sul web, e anche pubblicizzate dagli apparati della salute statale, si rigettano sui siti spazzatura, su Wikipedia, e abboccato alle milionate di bufale pubblicate ogni giorno.

Leggono quattro post, qualche paragrafo estratto da interviste a pseudo luminari del settore, e subito si sentono esperti preparati.

L’Italia è proprio il paese dei “fenomeni”, a volte mi chiedo come mai i medici studino anni e anni all’Università, e poi ancora dopo nelle varie specializzazioni, quando basta usare Google, l’oracolo per ogni situazione. Cose da Pazzi!

In realtà basterebbe solo una buona dose di serietà, professionalità e soprattutto buon senso da parte di tutti.

Da parte degli organi dello Stato che senza alcuna faziosità potrebbero vagliare ogni possibile cura per la tutela della salute dei cittadini; da parte dei medici in generale che potrebbero aprire un po’ di più la mente scartando alcuna cura a priori o evitando di prescrivere cure inutili, e spesso tanto cautelative quanto dannose; e in fine da parte dei pazienti evitando di trarre spunto da ogni sciocchezza pubblicata sul web, e cercando di ascoltare il parere di più esperti, magari specializzati in campi diversi.

Mi va di spendere un pensiero anche rispetto alle manie in voga ultimamente riguardo le intolleranze alimentari o alle cure miracolose affibbiate a qualche spezia o altro ancora.

Premesso che io rifiuto, sino al limite del sopportabile, qualsiasi cura farmacologica in particolare antibiotica o anti dolorifica, cercando di usare metodi della tradizione popolare sia dei nostri antenati sia ripresa dai saggi orientali, nel momento del vero bisogno invece, consulto “il medico”, dato che io non lo sono.

Devo ammettere che i medici di famiglia che ho avuto da sempre sono o sono stati dei veri professionisti, ed hanno ogni volta avvallato le mie scelte alternative o omeopatiche, dimostrando grande competenza anche in un campo non farmaceutico.

Ma tornando alle mode del momento, una su tutte l’intolleranza al glutine o la messa al bando del latte e di tutti i latticini, io rimango veramente scettico.

Che ad un tratto si scopra che il latte vaccino faccia malissimo all’organismo umano, che il pane, la pasta, i dolci siano deleteri per la salute umana, mi da da pensare, mi chiedo come abbiamo fatto a vivere sino ad ora.

Ricordo ancora i miei nonni e genitori quando raccontavano del periodo della “miseria”, quando non c’era nulla da mangiare se non pane, croste di formaggio e quando andava bene latte. Eppure sono arrivati lontano, hanno messo al mondo figli, hanno lavorato e lottato, e non ricordo, se non per l’ultimo periodo di vita, che siano stati assidui frequentatori di ospedali e farmacie.

Immagine tratta dal web

Credo invece che ancora una volta la pigrizia e l’ignoranza la facciano da padrone, aggiungiamoci anche un pochino di polemica indicando una certa malafede dei nostri governanti, che pur di nascondere il loro sporchi accordi internazionali, stanno distruggendo la nostra sana impresa agroalimentare, consentendo al mercato globalizzato di mettere sugli scaffali dei nostri supermercati prodotti pericolosi e non salutari.

Dico pigrizia perché sono pochi quelli che sacrificherebbero trenta minuti della propria giornata per impastare una pagnotta fatta in casa, senza l’utilizzo di lieviti, con la farina integrare acquistata nei tanti mulini locali, vorrebbe dire per l’appunto rinunciare a trenta minuti abitualmente dedicati a Facebook, WatsApp, Instagram o altro ancora.

Stesso dicasi per la pasta o il latte che acquistiamo normalmente, basterebbe stare attenti ad acquistare prodotti nostrani non bombardati da pesticidi, non ricavati da animali pompati da ormoni e fatti vivere in condizioni vergognose a suon di antibiotici.

Per tutto questo si può scegliere, senza dover andare per forza di cose nei negozi “Nature”, dove ti vendono (se ti va bene) lo stesso prodotto che compreresti nel Discount sotto casa ma a tre volte tanto il suo costo, solo perché è un negozio “Bio”.

Le intolleranze vere sono più rare di quanto ce le vendano, e non si curano certo evitando il problema, evitando di assumere il prodotto a cui siamo intolleranti.

Anche questi “alternativi” alla fine non fanno altro che comportarsi come i medici della medicina “ufficiale”, puntano ad eliminare il sintomo, ma non eliminano il problema, la malattia.

Il problema è altrove e va ricercato con l'aiuto di uno specialista, e professionista documentato, che cercherà veramente di scovare dov’è l’origine di quei disturbi.

Il più delle volte si tratta di infezioni interne o parassitosi che difficilmente gli esami medici riescono a scovare.

Per ciò che riguarda la vera alternativa ai metodi abituali di cura, le medicine orientali per esempio, non si occupano del sintomo in sé, del dolore che sentiamo, o del problema che avvertiamo in un determinato e sfortunato momento, loro puntano a ripristinare il sistema immunitario del soggetto riportandolo ad uno stato di piena autonomia ed efficienza.

I vari prodotti naturali di cui spesso si sente parlare, ad esempio: lo zenzero, la curcuma, il bicarbonato, le spezie, sono tutti elementi che non funzionano come un farmaco.

Se ho il raffreddore non è che se mi bevo una tazza di latte con la curcuma mi sparisce in un battibaleno, però se inserisco la curcuma assieme ad altri elementi naturali nella mia dieta quotidiana, molto probabilmente diminuirò alla grande la possibilità di prendermi il raffreddore, semplicemente perché il mio sistema immunitario, in ottima forma, lo scaccerà via.

La ragionevolezza nell’alimentazione quotidiana è fondamentale, “si può mangiare un po’ di tutto” dicevano i nostri vecchi, ed avevano ragione, basta fare attenzione a cosa acquistiamo, alle dosi, alla frequenza di assunzione e a come cuciniamo le nostre pietanze.

Creiamo un buon rapporto di dialogo con il nostro medico di fiducia, e se vedete che non pone interesse ad ascoltarvi o a trovare una vera soluzione ai vostri problemi, cambiatelo.

Di medicine sono pieni gli scaffali di ogni casa, non serve che ve ne prescriva di ulteriori all’infinito.

Concludendo, rimango convinto che ogni cittadino dovrebbe essere libero di curarsi come meglio crede, di scegliere se sopportare cure dolorose o di essere accompagnato senza dolore alla morte, e in ognuna di queste scelte dovrebbe essere supportato dal suo medico di famiglia, dal Sistema Sanitario Nazionale e da tutte le persone che gli sono accanto.

Buona giornata a tutti.

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