• Andrea Sivilotti

Civica Biblioteca Guarneriana


Vi racconto un po’ di ciò che sta accadendo nella mia cittadina, San Daniele del Friuli, dove un’amministrazione, un “tantino bizzarra”, sta cercando di imporre ai suoi cittadini un proprio progetto di intervento su una delle realtà culturali più importanti della Regione, la Civica Biblioteca Guarneriana.

Ore 16:00, un messaggio su whatsapp illumina il display del mio cellulare:

“Stasera consiglio comunale aperto, per assistere alla presentazione del progetto per la nuova sede della biblioteca”.

Il display si spegne, il testo scompare.

Un dubbio mi assale, avrò letto male?

Ma cos’è questa storia?

È la prima volta che ne sento parlare.

Riaccendo il cellulare e leggo nuovamente il messaggio, e scopro che a scriverlo è un amico.

Purtroppo non avevo letto male, chiedo allora ulteriori spiegazioni e così vengo erudito sul fatto che l’attuale amministrazione comunale sta progettando di spaccare nella gestione, la sezione moderna da quella antica della “Civica Biblioteca Guarneriana”, spostando la sezione moderna in periferia in un nuovo stabile da costruire, accanto alla vecchia sede dell’IPSIA. Durante il consiglio parleranno anche del possibile affidamento a terzi della gestione per la sezione antica.

Un fulmine a ciel sereno.

È vero che da molto tempo non sono aggiornato sugli accadimenti nella mia San Daniele, vivere all’estero per così tanti anni, anche non volendo ti estrania, ma di questa folle iniziativa non ne avevo mai nemmeno lontanamente sentito parlare.

La mia mente corre subito alla ricerca della possibile motivazione che ha portato a formulare questa proposta, penso a dei problemi in ambito di Sicurezza, penso ad una possibile “mala” gestione dell’attuale direttore, alla possibile pressione di un’utenza scontenta, e mi preoccupo.

Non immaginavo potessero esserci problemi così gravi.

Allo stesso modo penso alla nuova ubicazione designata, e mi sale lo sconforto; fuori mano, lontana dal centro, nascosta, e ancora mi rattristo.

Senza preconcetti allora decido di andare ad ascoltare i relatori di questa proposta, che al momento continuo a ritenere estemporanea e azzardata.

La sala consiliare è gremita di gente, il profumo dei volumi stipati tra gli scaffali mi risale nelle narici riportando subito la mia memoria ai lunghi periodi passati tra quelle mura.

La fredda e avvilente politica locale mi restituisce d’un colpo alla discussione iniziale.

Burocratismi, polemiche e posizioni rigide degli amministratori non fanno decollare la riunione. Si intervallano interventi fin troppo elevati che ricordano vagamente lo stile forense, con passaggi di più basso profilo, da bancone d’osteria per intenderci, con un unico risultato: indispettire i cittadini presenti.

Il nocciolo della questione che da oltre un’ora sta impedendo la continuazione della discussione, riguarda il previsto intervento dell’attuale direttrice della biblioteca, richiesto per illuminare i presenti sulle attività svolte dalla struttura negli ultimi anni, e dei risultati ottenuti, ma che a quanto pare la maggioranza del consiglio non vuole far ascoltare alla platea.

La situazione s’è finalmente sbloccata, l’intervento della direttrice dura solo pochi minuti ma i concetti espressi e soprattutto i numeri sono chiari. Sono stati elencati i notevoli progressi maturati negli ultimi anni, con risultati che dimostrano una crescita esponenziale delle visite alla sezione antica, dei prestiti nella sezione moderna, delle attività organizzate all’interno degli spazi della biblioteca, della presentazione di libri e dalla fruizione da parte di studiosi e ricercatori dei pregiati volumi contenuti nelle due sezioni.

Osservo la platea e leggo sui loro volti un diffuso senso di smarrimento, lo stesso che accompagna anche il sottoscritto sin dalla lettura di quel messaggio su whatsapp.

Ma se tutto sta andando a meraviglia perché si vuole cambiare?

Si arriva finalmente alla presentazione del progetto vero e proprio.

Da conoscitore della materia mi sento autorizzato a poter esprimere un giudizio di massima:

  • pessima location per una biblioteca,

  • pessima la scelta delle volumetrie architettoniche,

  • folle inserire quello che qualcuno ha già definito un “pollaio”, in un borgo storico dall’architettura tipicamente rurale.

Comincia a montare la rabbia tra i presenti.

La mente corre subito all’altro “mostro” dell’architettura sandanielese: il condominio San Francesco. Un pugno in un occhio, realizzato negli anni ’60, che rovina da allora il profilo generale di una delle cittadine collinari più belle del Friuli.

Ma la rabbia sale ancora quando si scopre che per aumentare le attuali aree destinate alle attività in biblioteca, ci sono a disposizione:

  • due piani che si andranno a liberare sopra la sezione moderna,

  • alcuni appartamenti di proprietà del Comune sul retro ed infine,

  • l’edificio adiacente, la sede di una vecchia farmacia, in vendita da una decina d’anni.

Un’enorme quantità di metri quadrati a disposizione, senza la necessità di dover costruire ulteriori immobili.

Sale ancora la tensione come pure i toni dei discorsi.

L’indignazione raggiunge l’apice quando si comprendono i modi e i metodi con cui si è arrivati a tale concezione.

Non è stato interpellato alcun tecnico specializzato nel particolare settore, alcun studioso che conosca nel dettaglio le necessità dei fruitori, non è stato interpellato uno solo dei personaggi illustri che nel tempo hanno contribuito a rendere migliore questa istituzione, ma soprattutto, non è stata coinvolta la comunità dei sandanielesi, i cittadini di San Daniele eredi diretti dei lasciti di Guarnerio e Vidoni.

Siamo all’apoteosi, oramai la platea ha superato la soglia dell’indignazione. Volano parole grosse, concetti pesanti come macigni, si susseguono interventi che non solo manifestano il proprio sconcertante dissenso, ma dichiarano anche un amore ancestrale verso quelle mura, verso quei libri che ognuno sente propri.

Il consiglio sarà interrotto a notte fonda per continuare e concludersi in un’altra serata, ma un concetto è emerso palese tra il pubblico: per i sandanielesi la biblioteca deve rimanere lì dov’è sempre stata, il nuovo progetto “non sa da fare”.

Per le strade, nelle osterie, tra le mura domestiche si parla molto di ciò che sta accadendo a questa piccola comunità, ma nessuno ad oggi è riuscito ancora a capire quale sia il vero motivo che ha spinto, l’attuale amministratore a scegliere di spaccare un’unica entità come quella della Civica Biblioteca Guarneriana, proponendo di spostare in periferia la sezione moderna ed affidando a terzi, forse una fondazione, l’intero inestimabile patrimonio della sezione antica.

  • Non dei problemi di sicurezza degli attuali ambienti,

  • Non una “mala gestione” dell’attuale direzione,

  • Non una richiesta formale da parte degli utenti,

  • Non un consiglio da parte di esperti e studiosi del settore,

bensì un progetto dai toni oscuri e inspiegabili.

Una manovra preparata a tavolino all’insaputa di tutti, pianificata a dovere da menti astute, che non hanno però tenuto conto dell’identificazione che ogni sandanielese trova nella sua biblioteca.

Forse sarà un Referendum popolare a decidere il futuro della nostra biblioteca, rimane però il fatto che un’intera comunità si è ritrovata unita attorno al focolare della cultura, e questo se permettete, ai giorni d’oggi non è cosa da poco.

P.S. Inserisco ora alcune immagini che ho personalmente scattato tra le mura della biblioteca, foto che ritraggono il magnifico personale che la rende l’istituzione più amata dai sandanielesi. Grazie per il vostro lavoro.

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