• Andrea Sivilotti

Il perché del mio blog

Creare un Blog oggi e sperare che qualcuno lo segua sembra propria un ‘impresa senza speranza.

Oggi le persone vivono praticamente sui social netword. Facebook, Twitter, Linkedin, Instagram, Whatspp e molti altri ancora captano e gestisco buona parte del tempo libero di quasi la totalità delle persone. Si va dal ragazzino ipertecnologico che già a pochissimi anni, anche se non ha ancora imparato ad usare con criterio una penna ed un foglio di carta, si muove alla grande con uno smartphone o un tablet, per arrivare infine ai pensionati che privati della compagnia dei piccoli nipoti e pronipoti, troppo impegnati per l’appunto con il web, si buttano anche loro nell’oceano delle chat e dei post.

I social hanno catalizzato tutte le energie creative e non, avvinghiando e rendendo dipendenti i loro utenti. Non basta più il tempo libero, sono tutti sempre connessi. A scuola, sul lavoro, in auto, in una sala d’aspetto di un ospedale, in biblioteca (i pochi che ancora le frequentano), in ristorante, ecc. Sono tutti ossessionati dal voler comunicare in ogni istante della giornata cosa stiano facendo, cosa stiano mangiando o bevendo, e cosa gli stia passando per la mente. Diventa infine di vitale importanza commentare al momento, prima di tutti gli altri, il post di un amico o conoscente.

Non esiste più il senso della misura e delle priorità. L’attesa è divenuta un male insostenibile. Il cellulare bisogna portarselo sempre appresso, anche in bagno. Al primo squillo devi rispondere altrimenti scatta la macchina degli insulti, sms, messaggi sui vari social, nuove chiamate ad oltranza sino a che non rispondi:

– Ma perché non rispondi? – Forse perché ero impegnato in qualche cosa di importante, forse perché stavo tranquillamente pranzando con la mia famiglia, forse perché ero catturato da un bel film o da un buon libro, forse perché ero sotto la doccia o stavo dormendo, forse perché mi trovavo sul posto di lavoro, forse perché ero alla guida dell’auto e non avevo inserito l’auricolare, forse perché mi stavo facendo visitare dal mio medico curante, forse perché stavo spiegando al mio macellaio che le ultime bistecche che mi ha venduto erano troppo grasse, forse semplicemente perché mi chiami continuamente, sempre e solo per delle idiozie senza importanza, temi di cui avremmo potuto parlare certamente con calma al nostro prossimo incontro davanti ad un buon caffè.

Pensare che oggi le persone possano capire queste spiegazioni, questa sì è una missione senza speranza.

I social ed il web in generale sono certamente una delle invenzioni più geniali prodotte dalla mente umana negli ultime cento anni, sempre che vengano usate con criterio e saggezza, cosa che purtroppo così non è.

Facebook per esempio, per uno come me che vive lontano da casa, poteva essere davvero un buon modo per rimanere in contatto con amici, parenti e conoscenti, per non vivere un distacco netto a livello emotivo. Di fatto però, un po’ alla volta il mondo di fb con l’assidua e costante frequentazione ha vestito le persone con abiti diversi da quelli con cui li abbiamo sempre visti abbigliati: l’odio verso il prossimo, la maleducazione, le scurrilità e le volgarità gratuite, il razzismo sconsiderato, l’ignoranza e la pigrizia nel documentarsi e ricercare le verità, la superficialità generale, la mediocrità nel riprodurre pensieri propri, la pateticità nel condividere post filosofici e l’incoerenza di vivere senza osservarli, tutto questo ha abbattuto ogni miglior intento.

Poco per volta ho capito che questa macchina di negatività mi stava facendo male, e così ho deciso pian piano di oscurare le notizie e le condivisioni che rispecchiavano quanto sopra elencato. Nonostante l’elevato numero di “amici”, definizione che ritengo non proprio adeguata per un social, mi sono reso conto che con il tempo gli aggiornamenti alla mia pagina sono finiti per arrivare solo da poche e selezionate persone, che tra l’altro molte di esse non le ho nemmeno mai incontrate, ma nonostante questo esiste tra noi un sottile filo ideale che ci unisce.

Questo sì è l’aspetto positivo dei social, conoscere persone speciali, a te affini, che altrimenti non avresti mai incontrato e condividere con loro i tuoi pensieri.

Il blog dunque diventa un tavolo a cui sederci tranquillamente e consumare un pasto genuino in santa pace, prendendoci tutto il tempo che ci vuole, senza l’ossessione della fretta. I commensali, come in uno dei tanti ristoranti che si affacciano sulle vie centrali delle città turistiche, si autoinvitato dopo aver consultato il menu.

Il blog è qui a disposizione di chiunque lo voglia consultare e fruire, di chiunque voglia interagire con me postando commenti, critiche, consigli e propri pensieri.

Buona lettura.

Andrea.

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