• Andrea Sivilotti

Eleganti oggi

A volte ripensando al passato più remoto, mi tornano alla memoria episodi divertenti come quello che coinvolge un signore distinto del mio paesello, che al di fuori del suo serio ambito di lavoro era abituato a passeggiare per le vie del centro in tuta da ginnastica e mocassini.

Noi ragazzi impertinenti, gli ridevamo dietro sia per quel inusuale abbinamento della tuta con i mocassini da prima comunione, sia per la sua non più giovane età e quel malcelato desiderio di sentirsi ancore giovane e sportivo.


Son passati oramai tanti anni anni e quel signore gentile non c’è più, ma guardando bene con un occhio adulto e non più da giovane discolo, ci sono oggi molte altre figure che interpretano scene medesime.


Ci sono donne anch’esse non più nel fiore degli anni, abbronzate innaturalmente, abbigliate come le nipotine con cui vanno a spasso nei centri commerciali.

Ci sono maschi attempati fasciati da completi extra slim, con calzoni stretti a pinocchietto e camice coloratissime, talmente aderenti alle gonfie pance, da udire l’urlo disperato dei bottoni sottoposti allo sforzo disumano.


Allora mi chiedo che cosa sia accaduto, dove sia finita l’eleganza di un tempo non così remoto, tutta una serie di buone convenzioni che prevedevano abbigliamenti diversi adeguati alle età, alle occasioni della vita quotidiana, ai momenti della giornata o settimana.


Ricordo quindi il mio babbo, la sua modesta eleganza, il suo vestire l’abito “buono”, la cravatta ed il cappello anche solo per recarsi in centro per comprare pane e latte.

Ricordo anche la mia mamma, che gli abiti se li cuciva da sola perché non sempre si poteva permettere l’acquisto nei negozi, che quando andava al mercato cittadino settimanale si metteva il fazzoletto in testa, come quasi tutte le altre donne della sua età.


Immagine tratta dal web


Erano donne e uomini di cinquant’anni o poco più e parliamo di non oltre trent’anni fa.


Oggi ci si scandalizza per le donne mussulmane e i loro veli, quando in oltre mezza Italia cappello per gli uomini e fazzoletto per le donne erano una consuetudine fino a poche decine d’anni fa.


Ripenso e rivedo le immagini dei tanto amati film degli anni cinquanta e sessanta, le piazze dei paesini dove uomini e donne passeggiavano eleganti per nei limiti delle proprie possibilità economiche; già perché anche i poveri avevano nell’armadio almeno un vestito “buono”, quello della “festa”, quello con cui probabilmente li hanno vestiti nell’ultimo loro viaggio.


Allora mi chiedo ancora che cosa sia successo, il perché di questa deriva.


Poi però un attimo di lucidità mi fa cadere l’occhio sullo specchio grande della camera e l’immagine che si riflette mostra una figura uniformata alle tante altre di cui ho parlato.


Anche io ho superato i cinquant’anni, e ora sono vestito con jeans scoloriti, una camicia sgualcita vestita fuori dai calzoni, e delle scarpe da ginnastica coloratissime che pare di normali non ne facciano più.

Il capello è lungo e brizzolato, la barba è incolta e da quel riflesso è un attimo che mi tornano alla mente le lunghe strigliate dei miei due cari genitori per quel aspetto così trasandato, alla non curanza, così la chiamavano un tempo: mancanza di cura, a all’assenza di un vero senso della decenza.


Erano paroloni grossi, dei veri e propri mattoni morali lanciati su un pischello che voleva solo essere diverso da tutti gli altri, ma che alla fine, oggi in questa corsa a voler a tutti i costi essere diverso, mi sono ancor più uniformato di quanto non lo fossero i miei genitori.


Unica differenza, un tempo facevano a gara per essere sempre più eleganti, sobri e decorosi, oggi noi facciamo a gara per essere più mediocri e meno eleganti possibile.


Ma cos’è la “decenza” che chiosava il mio babbo?

Ma soprattutto oggi, che peso può avere la decenza se non esistono più dei riferimenti?


Oggi nessuno bada più al bon-ton che per le vecchie generazione non era altro che “buona educazione”, e se vogliamo rimanere nel modo di vestire, nessuno bada più alla scelta dei tempi.


Dovrebbe esserci un tempo per vestirsi in modo sportivo o casual, per esempio quando si pratica dello sport o si fa una passeggiata in un parco; un tempo per vestirsi in modo sobrio e formale, a scuola o al lavoro per esempio, per la serietà degli argomenti trattati e per il rispetto dei colleghi o delle istituzioni, l’abbigliamento dovrebbe essere adeguato; e dovrebbe esserci anche un tempo per abbigliarsi in modo elegante, ad esempio una cerimonia o un evento a teatro.


Ma se ci guardiamo attorno chi rispetta ancora queste regole?

Pochi, pochissimi, forse nessuno.


Cos’è che ci fa vestire come eterni adolescenti e pseudo-rivoluzionari?

Cos’è che ci spinge a tutti i costi a cercare una diversità che di fatto non c’è?

Cos’è che non ci vuol far accettare che gli anni passano per tutti, che le forme per quanto si cerchi di tenersi allenati si sformano, che i capelli cadono e ingrigiscono, che i calzoni aderenti e le minigonne forse le dovremmo lasciare a quelli più giovani?


Io non temo l’avanzare dell’età anzi, punto ad avere una vita longeva e battere ogni record familiare, e mi sono sempre trovato adeguato all’anagrafica, forse e dico forse, ciò che oggi mi pesa di più e dovermi giustificare quando voglio indossare un capo d’abbigliamento come in altri tempi, perché oggi il diverso è proprio colui che si vuol vestire elegante, da persona matura.


Per concludere ammetto che di acqua sotto i ponti ne è passata negli ultimi cinquant’anni, il mondo intero ha fatto passi da elefante nell’evoluzione tecnologica e non solo, ma per quanto concerne l’eleganza, bè forse qualche cosa di essenziale ce lo siamo persi per strada.


Immagine tratta dal web

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